Visita pastorale nella parrocchia Sacro Cuore di Gesù a Montoro

Durante la visita pastorale a Filottrano, venerdì 28 marzo Mons. Angelo Spina ha visitato la parrocchia Sacro cuore di Gesù a Montoro. Accompagnato dal parroco don Luciano Pellegrini, la mattina ha visitato la scuola dell’infanzia Il Gabbiano, la BCC di Filottrano, alcune aziende (sartoria Angeletti, Azienda agricola Marini, Oleificio Mazzieri) e Villa Santa Paolina, e ha pranzato con i rappresentanti delle associazioni presso l’oratorio. Il pomeriggio ha visitato il centro ricreativo Padre Emilio Ragonio, due centenari e un ragazzo disabile, i bambini e i ragazzi del catechismo, insieme ai loro genitori e alle catechiste.

«A cosa serve la benedizione?», «Chi ha creato Dio?», «Come si fanno fruttificare i doni dello Spirito Santo?», «Com’è la giornata di un vescovo?», «Perché esistono i dieci comandamenti?», «Perché Dio ci ha creato?», sono alcune delle domande che i bambini hanno fatto l’Arcivescovo che ha spiegato come crescere «belli, buoni e beati, cioè felici». Facendo l’esempio dei campi coltivati dai contadini, ha sottolineato che «una pianta per crescere ha bisogno di essere concimata, annaffiata, bisogna toglierle le erbacce vicine. La stessa cosa vale per ognuno di voi. Dovete togliere dal vostro cuore l’orgoglio e l’egoismo e dovete nutrirvi con l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera e l’Eucaristia. In questo modo crescerete belli dentro, con un cuore buono e beato, felice. I frutti dello Spirito Santo ci fanno diventare belli, buoni e beati». L’Arcivescovo ha anche spiegato che i dieci comandamenti sono come «i segnali stradali. Il Signore ce li ha dati per non andare a sbattere e per non danneggiare la nostra vita e quella degli altri. Non sono un divieto, ci indicano la via per camminare bene, sono parole che Dio ci ha dato perché ci vuole bene. Dio ci ha creato perché ci ama e desidera che anche noi amiamo e facciamo del bene agli altri».

È poi iniziata la Santa Messa presieduta dall’Arcivescovo, e concelebrata dal parroco don Luciano Pellegrini e da due sacerdoti originari di Montoro, padre Mauro Valentini, francescano conventuale del Santuario di San Giuseppe da Copertino, e padre Tommaso Magnarello della Fraternità francescana di Betania. Durante l’omelia l’Arcivescovo ha continuato la catechesi sul Credo Apostolico e si è soffermato sulla morte e risurrezione di Gesù, invitando i fedeli a vivere da risorti: «La croce simboleggia l’amore a Dio e al prossimo. Gesù è stato flagellato e, inchiodato alla croce, ha steso le sue braccia. Non ha puntato il dito, non ha giudicato. Ha sofferto e si è offerto al Padre per la nostra salvezza. La morte però non ha avuto l’ultima parola. Gesù ha vinto la morte ed è risorto, questo è il centro della nostra fede». Ricordando poi l’incontro di Gesù risorto con Tommaso, ha sottolineato che l’apostolo «ha avuto bisogno di mettere il dito nella piaga di Gesù per credere. Quando noi siamo di fronte ai dolori e alle piaghe, scappiamo come fecero i discepoli davanti alla croce? Gesù dice a Tommaso di mettere il suo dito nelle piaghe perché da quelle piaghe è stato guarito. Quelle ferite sono feritoie, cioè finestre che ti fanno vedere il cielo, il paradiso».

Mons. Angelo Spina ha quindi chiesto ai fedeli, come vivono la risurrezione nella propria casa, e ha spiegato che «quando ci sono le incomprensioni tra coniugi, spesso si scappa e si mette il dito nella piaga. Si vedono sempre i difetti dell’altro/a. Gesù invece ti invita a risorgere e ad andare oltre, a guardare attraverso le ferite. Se ti focalizzi solo su quello che l’altro ha detto, rimani a guardare la ferita. Se invece credi nell’amore, anche se l’altro ti ha ferito, ricordi che lo hai sposato per amarlo. Non ti fermi quindi a ciò che ti ha detto, ma vai oltre e risorgi perché la forza dell’amore ti permette di ricostruire il bene. In questo anno del Giubileo siamo chiamati a risorgere dal peccato, a perdonare e a vivere nella grazia di Dio».

Al termine della messa, l’Arcivescovo ha ringraziato il parroco e la comunità di Montoro per l’accoglienza, ha donato loro una casula e li ha invitati a «mettere al primo posto la Parola di Dio, al centro l’Eucaristia, a vivere la carità e la fraternità, e a camminare insieme come ci indica il cammino sinodale. In questa parrocchia ho conosciuto cuori buoni che mi hanno accolto, segno di una bella umanità e di fede». Anche don Luciano ha ringraziato l’Arcivescovo e ha sottolineato il clima di «familiarità e semplicità della comunità. Oggi abbiamo vissuto momenti di incontro e dialogo, amicizia e gioia. Questa visita pastorale è stato un dono per noi e ci ha aiutato ancor di più ad essere uniti».